Includere significa permettere a ogni persona di sentirsi accolta, rispettata e parte della comunità. Non significa cancellare le differenze, ma imparare a riconoscerle come una parte naturale della nostra società.
Che cosa significa davvero includere?
Una parola che utilizziamo sempre più spesso, ma il cui significato va ben oltre il semplice “accogliere” qualcuno.
Includere significa fare spazio.
Significa guardare una persona per ciò che è, senza fermarsi alla sua età, alle sue caratteristiche, alle sue difficoltà, alla sua origine, al suo modo di comunicare o di vivere.
Significa soprattutto non lasciare nessuno ai margini.
Includere significa riconoscere le differenze
Siamo tutti diversi.
Abbiamo storie, esperienze, capacità, fragilità, sogni e modi di vedere il mondo differenti.
L'inclusione non chiede di essere tutti uguali. Al contrario, ci insegna che una comunità può essere più ricca proprio perché composta da persone diverse.
Rispettare le differenze significa evitare che diventino motivo di esclusione, discriminazione o isolamento.
Significa imparare a conoscere prima di giudicare.
Sentirsi parte è un bisogno di tutti
Ognuno di noi, in momenti diversi della vita, può avere bisogno di sentirsi accolto.
A scuola, sul lavoro, nello sport, in famiglia, nei luoghi pubblici o semplicemente nelle relazioni quotidiane.
Sentirsi parte significa sapere di avere uno spazio, una voce e la possibilità di partecipare.
Per questo l'inclusione non riguarda soltanto alcune categorie di persone.
Riguarda tutti.
Perché tutti possiamo trovarci, in determinati momenti, nella condizione di avere bisogno di comprensione, sostegno o semplicemente di qualcuno disposto ad ascoltarci.
Includere significa anche ascoltare
A volte pensiamo di sapere ciò di cui una persona ha bisogno senza averglielo mai chiesto.
Ma includere significa anche ascoltare.
Ascoltare senza interrompere, senza giudicare e senza decidere al posto dell'altro.
Una comunità inclusiva non parla soltanto delle persone: parla con le persone.
E questa differenza è fondamentale.
L'inclusione comincia dai comportamenti quotidiani
Non servono sempre grandi progetti per contribuire a una società più inclusiva.
Possiamo iniziare dalle piccole cose.
Sono comportamenti semplici, ma possono cambiare il modo in cui le persone vivono gli spazi che condividiamo.
Nessuno dovrebbe sentirsi invisibile
L'esclusione non sempre è evidente.
A volte non si manifesta con un rifiuto esplicito, ma con una persona che non viene ascoltata, coinvolta o considerata.
Può essere un bambino lasciato fuori da un gioco, un ragazzo isolato dai compagni, una persona anziana che vive una profonda solitudine, una persona con disabilità che incontra ostacoli nella vita quotidiana o semplicemente qualcuno che viene giudicato per ciò che lo rende diverso.
Sono situazioni diverse, ma hanno un elemento comune: il bisogno di essere riconosciuti come persone.
Una comunità inclusiva è una comunità più forte
L'inclusione non è un favore.
È un modo di costruire relazioni più rispettose e una società nella quale ciascuno possa contribuire con le proprie capacità.
Quando impariamo a valorizzare le differenze, non perdiamo qualcosa.
Al contrario, acquistiamo nuove esperienze, nuovi punti di vista e nuove possibilità di crescita.
Perché nessuno dovrebbe essere costretto a cambiare ciò che è per poter trovare il proprio posto.
Il compito della comunità è anche quello di creare le condizioni perché quel posto possa esistere.
Includere è una scelta quotidiana
Non possiamo eliminare tutte le difficoltà della vita, ma possiamo scegliere di non aggiungere altre barriere.
Possiamo scegliere il rispetto invece del pregiudizio, l'ascolto invece dell'indifferenza, la collaborazione invece dell'esclusione.
E possiamo insegnare ai più giovani che la diversità non deve fare paura.
Perché includere significa, prima di tutto, riconoscere nell'altra persona qualcuno che, proprio come noi, ha bisogno di essere rispettato, ascoltato e considerato.
Nessuno dovrebbe chiedere il permesso per sentirsi parte.
L'inclusione comincia quando smettiamo di chiederci chi sia “diverso” e iniziamo a chiederci che cosa possiamo fare, insieme, perché nessuno rimanga indietro.
