Comunicare è un diritto e trovare il modo giusto per farlo significa creare possibilità di relazione, autonomia e partecipazione. Per le persone sordocieche possono essere utilizzate diverse modalità comunicative, che devono essere individuate in base alle caratteristiche e alle preferenze della singola persona.
Quando pensiamo alla comunicazione, immaginiamo spontaneamente la voce, le parole scritte o i gesti.
Ma comunicare significa molto di più.
Significa trasmettere pensieri, emozioni, bisogni e informazioni. E non esiste necessariamente un solo modo per farlo.
Per una persona sordocieca, cioè con una significativa compromissione sia della vista sia dell'udito, la comunicazione può richiedere modalità specifiche e adattate alle proprie esigenze.
Non esiste un unico modo di comunicare
È importante partire da un principio: le persone sordocieche non comunicano tutte nello stesso modo.
Le modalità utilizzate possono dipendere dal livello e dal tipo di perdita uditiva e visiva, dall'età in cui sono insorte, dal percorso educativo e dalle esperienze personali.
Tra le possibilità possono esserci la lingua dei segni, la lingua dei segni tattile, la dattilologia, la comunicazione tattile, la scrittura e altre forme di comunicazione adattata.
Per questo non bisogna dare per scontato quale sia il metodo più adatto.
La prima cosa da fare è chiedere alla persona come preferisce comunicare.
La comunicazione può diventare tattile
Quando la vista non permette di percepire i segni a distanza e l'udito non consente di seguire una comunicazione orale, il tatto può assumere un ruolo fondamentale.
La lingua dei segni tattile permette di percepire attraverso il contatto delle mani i segni prodotti dall'interlocutore.
Esistono inoltre modalità nelle quali la persona sordocieca appoggia le proprie mani su quelle dell'interlocutore per seguire il movimento dei segni.
Anche la dattilologia può essere adattata attraverso il tatto, consentendo di trasmettere lettere e parole attraverso specifiche configurazioni delle mani.
Anche la scrittura può essere adattata
La comunicazione può avvenire anche attraverso sistemi di scrittura accessibili.
In determinate condizioni possono essere utilizzati caratteri ingranditi, dispositivi tecnologici, display braille e altri strumenti che permettono di leggere e scrivere attraverso modalità compatibili con le capacità residue della persona.
La tecnologia, in questo ambito, può diventare uno strumento importante per favorire autonomia e accesso alle informazioni.
Come comportarsi quando incontriamo una persona sordocieca
Anche chi non conosce le modalità di comunicazione specifiche può adottare alcuni comportamenti semplici.
Prima di tutto, è importante non afferrare improvvisamente la persona e non iniziare a parlare senza aver stabilito il contatto.
È preferibile cercare di attirare la sua attenzione in modo rispettoso e chiedere quale modalità di comunicazione sia più adatta.
Se non sappiamo come comunicare, possiamo dirlo apertamente.
Chiedere “come preferisci che comunichiamo?” è molto più utile che presumere.
La pazienza fa parte della comunicazione
Una conversazione può richiedere più tempo.
Potrebbe essere necessario ripetere un'informazione, utilizzare un altro sistema o verificare che il messaggio sia stato compreso.
La fretta, in questi casi, può diventare una barriera.
La pazienza, invece, permette alla comunicazione di svilupparsi nel rispetto dei tempi di entrambe le persone.
Inclusione significa anche rendere possibile comunicare
Non basta dire che tutti hanno il diritto di partecipare.
Bisogna creare le condizioni perché possano realmente farlo.
Una persona sordocieca deve poter accedere alle informazioni, comunicare con gli altri, esprimere le proprie esigenze e partecipare alla vita sociale.
Per questo l'accessibilità della comunicazione è una componente fondamentale dell'inclusione.
Quando eliminiamo una barriera comunicativa, non stiamo facendo un favore a qualcuno: stiamo rendendo effettivo il diritto di quella persona a partecipare.
Imparare a comunicare è imparare a incontrare l'altro
Forse il messaggio più importante è proprio questo.
Non dobbiamo aspettarci che sia sempre la persona con una disabilità ad adattarsi al mondo.
Anche noi possiamo imparare.
Possiamo conoscere nuove modalità comunicative, informarci, avere pazienza e soprattutto essere disponibili a trovare insieme il modo migliore per comprendersi.
Perché la comunicazione non consiste soltanto nel parlare.
Comunicare significa trovare un modo per incontrarsi.
E quando impariamo a farlo anche oltre le parole, possiamo costruire relazioni più accessibili, rispettose e realmente inclusive.
